Parlare di libertà dell’anima, di liceità dell’indipendenza di ogni anima da un qualunque evento, è qualcosa di meraviglioso. Ma non pare essere possibile, secondo la legge del Karma.

Le regole che governano l’Universo, ovvero quelle riportate dalla legge del Karma (dal sanscrito Kr, che significa azione) sostengono, e a ragione, che ad ogni azione corrisponda una reazione. Tutto ciò che noi facciamo, che muoviamo, genera una reazione (stimolo=risposta): da ciò nasce il principio causa-effetto.

Nulla esiste in modo indipendente, ma tutto è in relazione. Nulla avviene per caso. Ogni qualvolta muoviamo anche solo un piccolo elemento nello spazio, questo spostamento produrrà una reazione sull’equilibrio dell’“ambiente”, precedentemente determinato.

Galileo Galilei, giusto per citare il grande scienziato, disse che non possiamo cogliere un fiore senza che la luna non se ne accorga… L’ambiente assimila il cambiamento e quindi genera un nuovo equilibrio. E di qualunque sia la dimensione di ciò che definiamo ambiente.

Assimilazione e accomodamento.

Secondo i principi che riporta la scienza dell’Anima, quest’ultima sarebbe obbligata ad estinguere i debiti karmici. Dovrebbe, cioè, saldare il debito che ognuno di noi ha in seguito alle azioni più o meno malvagie compiute nelle precedenti vite.

Il concetto della purificazione dell’Anima -sostenuto dalle discipline ed anche dalle religioni che contemplano la reincarnazione- prevedrebbe che noi ci reincarniamo di vita in vita allo scopo di purificare la nostra anima attraverso azioni che ci vedono restituire il “maltolto”, cioè pagare le azioni malvagie fatte ai danni di altri esseri viventi. Azioni fatte con colpa.

La nostra anima sarebbe da principio sporcata dalla malvagità, dalla cattiveria, dall’ingiustizia ecc… per poi purificarsi sempre di più nelle vite successive. Mondata. Questo comporterebbe uno stato di consapevolezza tale da far sì che sia nostro desiderio migliorarci sperimentando, purtroppo, la sofferenza. Ma cambiare significa modificare il nostro agire, la nostra modalità di porci nei confronti degli altri.

Il verbo giusto e adeguato, in tal senso, sarebbe: Amare. Amare incondizionatamente. Amare proviene dal termine sanscrito Kama= attirare, attrarre, desiderare ecc… che ha la stessa origine del vocabolo Karma.  La legge dell’attrazione, conosciuta da tanto tempo, significa questo. Se noi amiamo, attiriamo amore. Se odiamo attiriamo odio, ecc… Ma se amiamo siamo amati, se desideriamo siamo desiderati.

Se così stanno le cose, possiamo pensare che la nostra anima sia libera, non abbia catene di qualunque natura? Pare evidente che sia vincolata all’agire del corpo, quindi al corpo stesso. Almeno sino a quando non sarà totalmente pura. 

Allora quando la nostra anima sarà completamente libera? Solo quando avremo pagato il nostro debito. Per alcuni studiosi noi portiamo trascritto nel DNA anche il debito karmico dei nostri antenati, non solo il nostro. Guarire l’albero genealogico è possibile attraverso l’uso di tante discipline che invitano alla meditazione, alla sobrietà della psiche, al contatto rispettoso con la natura.

A prendere consapevolezza della nostra breve (se si considera l’eternità dell’universo), ma importante vita. Mi permetto di aggiungere, senza spendere troppe parole, che se siamo in armonia con noi stessi, anche il nostro corpo ne beneficia. Inoltre le persone vicine “sentono” come noi stiamo, respirano la nostra “aria” e condividono a loro volta le emozioni che elargiamo, che doniamo. Siamo tutti connessi e questo non lo dimentichiamo mai. 

A riguardo, ringraziamo la nostra Anima che porta con sé, nel tempo, il peso dei nostri errori, delle nostre irresponsabilità. Ha un compito gravoso e possiamo aiutarla al meglio, ma solo se lo vogliamo diventando consapevoli. Avere rispetto per sé e per gli altri è un atto d’amore dovuto. Verso noi stessi e verso chi condivide con noi la nostra terrena esperienza.

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